07 Marzo 2010

Ghast

Un ultimo sorso di birra, poi è tornato in strada. Quello era il suo habitat, la sua terra.Aveva una casa, come molti, ed aveva anche degli amici. Voleva rimanere una faccia tra le tente. Ancora meglio,voleva non avere più una faccia.Mentre si faceva avvolgere dal fraddo pungente di una serena notte primaverile un'auto passò a fianco a lui, lo stereo a palla. La canzone gli è molto nota. Innuendo.Un verso diceva "tu puoi essere chiute tu voglia". Lui lo era. In realtà no, ma voleva pensarlo.Era più facile così, essere un'ombra che cambia di continuo, essere tutto;in un certo senso ed essere nulla in un altro.Continauva a camminare per le strade deserte, fino a quando non è arrivato davanti a casa, alle prime luci dell'alba.Oramai gli amici lo chiamavano il Ghast; l'abitante del modo dei sogni.Li avrebbe incontrati anche oggi, e anche oggi sarbbe rimasto con il cappuccio in testa e con lo sguardo perso.Anche domani sarbbe andata allo stesso modo, e così in avanti. Gli piaceva questo essere parte delle ombre, portre inquietudine anche in coloro cui voleva più bene.Era un tipo strano,perenne mutazione e nulla, al contempo.


Per gli altri rimaneva però il Ghast una creatura da incubo, che era meglio evitare. Odiava quel soprannome,avrebbe di gran lunga preferito Umano.Lui non voleva altro che essere questo; in ogni sua forma. Essere tutto.Purtroppo questo spaventava.

Con un mezzo sorriso ha aperto la porta di casa, è entrato e si è buttato sul letto, a tornare nel mondo dei sogni.

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