07 Maggio 2010

La terra

Si chiamava Arcadio. gli veniva da ridere ogni volta che pensava al suo significato: "Abitante dell' arcadia",la terra ideale. Nessuno lo era più lontano di lui. Era sempre in viaggio, ed aveva abbandonato la sua famiglia appena gli era stato possibile.Da allora la sua vita è stata un continuo scappare. C'era una cosa, che faceva fin da quando era piccolo, in ogni posto in cui lui andasse, si metteva in bocca un pò di terra. I primi tempi lo faceva incosciamente ma adesso dà a questo gesto un significato vicino ad un rito religioso. Questa storia è legata a quando, appena partito per l'america, si è ritrovato in mezzo alle favelas di una città iargentina. Era il 1996, agosto ed il caldo lo stava asfissiando. non aveva avuto tempo di svegliarsi pienamente quando il camion lo aveva lasciato nel bel mezzo delle baracche. Non era un problema, non aveva beni di valore, ma solo qualche panino. Dal numero di persone in giro per strada era l'ora della siesta, e non avrebbe mai osato disturbare nessuno, o per lo meno non avrebbe disturbato gli adulti. Per sua fortuna i bambini se ne fregano della siesta. Stavano giocando a palla, in uno spiazzo di terra battuta; quando sì avvicinò, lo circondarono festosamente e lo facero giocare con loro. Verso sera il più grande di loro , prima di andarsene lo invitò a venire a casa sua. Lì incontrò una donna che,qualche tempo dopo, avrebbe chiamato mama, nel suo spagnolo molto stentato. Il suo nome era remedios, era una donna enorme, con le guance rigate dal pianto ed i pochi capelli che le restavano del core del ferro. Quando disse il suo nome, lo invitò a restare tutto il tempo che volesse, poi uscì in strada trattenendo le lacrime. La mattina dopo, appena alzato,vide donna Remedios che usciva di casa, ma senza le sporte per andare a prendere l' acqua. Ci avrebbe pensato Pablo, il piccolo. La seguì, e appena arrivarono in un' enorme piazza la guardò urlare, battersi il petto e strapparsi i capelli. Come al solito si mise in bocca un pò di terra. Non aveva il solito sapore, sapeva di lagrime, di sangue e carne.Era un giovedì. Quando la sera donna Remedios è tornata a casa, le ha chiesto in che città si trovavano e come si chiamava suo figlio. Era a Buenos Aires, e la piazza dove erano stati era Plaza de Mayo. Remedios gli disse che suo figlio aveva il suo stesso nome ed era sparito nel 1980, portato via dagli uomini del generale. Una volta era un poeta.

 
09 Aprile 2010

lo specchio sul soffitto

entrando nella sua stanza l'aria tiepida di quella serena sera di aprie muoveva le tende che,colpite anche dalla luce, creavano un gioco che in qualche strano modo ricordava l' aurora boreale. L'appartamento nel quale viveva era invaso di persone, c'era una festa che lui aveva organizzato."Idiota.Proprio quando vorresti essere solo tu organizzi una festa?" Era quello che si ripeteva, ma non risuiva ad ascoltarsi bene; le musiche e le voci nella stanza accnto si continuavano a mescolare con i suoi pensieri, in modi talmente assurdi che anche a lui sembravano folli. Il soffitto, illuminato in ogni momento di luci e colori che cambiavano radicalmente ogni istante era una sorta di specchio di quello che sentiva dentro.Gli piaceva. Tutto sommato si era scoperto apprezzare quello stato di caos che si rifletteva fuori di lui.Decise di rimanere così per un pò; un bel pò. Abbastanza da far capire agli altri che non era con loro.Non che gli importasse. Ma evidentemente agli altri sì. Allora Jhonny, l'amico di sempre andò da lui e gli chiese se c'era qualcosa che non andava."Niente"rispose.L'aveva già detto altre volte, e ormai jhonny sapeva che mentiva. Questa volta volta no. Era sincero.Aveva soltanto voglia di stare nel caos.Ma non sarebbe servito a nulla. Allora si mise a sedere sul letto dove era disteso, gli disse"arrivo adesso"e lo seguì dagli altri. Un paio d'ore dopo tornò nella stanza,nella speranza di ritrovare di nuovo un soffitto simile. Il vento si era fermato, ed ora le tende non si muovevano più. Non riusciva a capire se quel soffitto continuava ad essere lo specchio dei suoi pensieri oppure aveva smesso.

 
07 Marzo 2010

Ghast

Un ultimo sorso di birra, poi è tornato in strada. Quello era il suo habitat, la sua terra.Aveva una casa, come molti, ed aveva anche degli amici. Voleva rimanere una faccia tra le tente. Ancora meglio,voleva non avere più una faccia.Mentre si faceva avvolgere dal fraddo pungente di una serena notte primaverile un'auto passò a fianco a lui, lo stereo a palla. La canzone gli è molto nota. Innuendo.Un verso diceva "tu puoi essere chiute tu voglia". Lui lo era. In realtà no, ma voleva pensarlo.Era più facile così, essere un'ombra che cambia di continuo, essere tutto;in un certo senso ed essere nulla in un altro.Continauva a camminare per le strade deserte, fino a quando non è arrivato davanti a casa, alle prime luci dell'alba.Oramai gli amici lo chiamavano il Ghast; l'abitante del modo dei sogni.Li avrebbe incontrati anche oggi, e anche oggi sarbbe rimasto con il cappuccio in testa e con lo sguardo perso.Anche domani sarbbe andata allo stesso modo, e così in avanti. Gli piaceva questo essere parte delle ombre, portre inquietudine anche in coloro cui voleva più bene.Era un tipo strano,perenne mutazione e nulla, al contempo.


Per gli altri rimaneva però il Ghast una creatura da incubo, che era meglio evitare. Odiava quel soprannome,avrebbe di gran lunga preferito Umano.Lui non voleva altro che essere questo; in ogni sua forma. Essere tutto.Purtroppo questo spaventava.

Con un mezzo sorriso ha aperto la porta di casa, è entrato e si è buttato sul letto, a tornare nel mondo dei sogni.

 
11 Febbraio 2010

Non è un film

"sono finalmente tornato a trovarti, Max.Sono passati due anni dall'ultima volta che ho visto questa foto e sono cambiate troppe cose. peccato che tu non sia qui per godertele.Non ho smesso di fumare e non ho smesso di parlare a caso.per fortuna sono cambiato e ho deciso di incontrare altra gente. Di quella che anche a te iacerebbe conoscere. Tu eri uno che amava stare con la gente, ed il calcio. Spero che il tuo pallone sia ancora lì con te, anche se non te ne fai nulla. non aveva il diritto di succederti quello che è successo, ma non posso cambiare gli eventi;posso solo osservarli. Tu sei sparito contro il tuo volere ed io, ti avevo quasi dimenticato. Mi dispiace, ma non posso farci nulla. Anche qualcun' altro ora sta sparendo. Non come hai fatto tu, questo no. in qualche modo mi ricorda te, quando ha un pallone tra i piedi. L'amico di tutti,che diceva se avrete bisogno di me, io correrò. Abbiamo bisogno di lui , come avevamo bisogno di te.Ho risentito la canzone ti ti piaceva un sacco, e la sto ascoltando anche adesso.Ironica, davvero. La vita non è un film, ma come in un film tu se morto, ed io vengo a parlare sulle quattro pietre che dovrebbero ricordare quello che eri. Lo so che non è giusto, ma voglio che anche altri sappiano di te, quindi finirai in un posto dove nessuno ti ricorderà, appatre una mancianta di perdigiorno due skater e un pazzo. Spero di trovare il coraggio per venirti a trovare più spesso.
















Non volevo più parlare del mondo reale, in questo blog, Questa è un' eccezzione che ho creduto giusto fare.

 
01 Febbraio 2010

Racconto sul treno:il Clan

Anche tra la borghesia da 10000 euro al mese ci sono i fuggitivi. Anche tra quella gente che sembra avere tutto c’è chi non si accontenta.Queste erano le parole che Marco aveva lasciato scritto sul suo quaderno in camera. Aveva deciso di scappare, e non era l’unico. Assieme a lui c’era Luca, l’amico di sempre; Fabio il giocoliere Aziz il loro pilota e Mara, la ballerina. Venivano da tutti gli strati sociali ed avevano interessi diversi, l’unica cosa che volevano tutti era scappare,chi per rabbia e chi per gioco.Era qualche anno che si conoscevano e sognavano di farlo e ora che Aziz aveva la patente potevano realizzare il loro sogno. Molti in città lo sapevano, ma tutti credevano che fossero solo chiacchere.Ora la voce si stava spargendo; in giro non c’era chi non dicesse che “il clan” stava per partire. Ovviamente si fece l’unica cosa che si poteva fare.Quella sera la festa è stata indimenticabile. Sono venuti tutti quanti a salutarli, ognuno a modo suo, con modi e parole diverse, chi con una ragazza, chi con molte, chi solo in compagnia di una bottiglia. Quelli che volevano c’erano e  per quella sera non contava da dove venivi, ma cosa volevi lasciare. Non sono state versate lagrime da nessuno, eccetto Luigi. Lui era stato con loro da sempre e sempre lui aveva fatto conoscere a Luca Mara, la donna che lui si ostina a chiamare solo amica. Ora lui sapeva di non poter rischiare tutto quello che si era sudato nei suoi anni di lavoro per un’avventura che non sarebbe potuta durare in eterno. Non avrebbe avuto un posto da chiamare casa. Solo Luigi ha pianto e, alle prime luci dell’alba,quando restavano soltanto gli amici più stretti ed affezionati e il Clan stava per partire disse:”Se sei cresciuto qui e se hai 22 anni, cominci ad avere voglia di cambiare. Loro ora possono andarsene e con loro i nostri ricordi ed i nostri desideri di fuga. Il mio corpo non può seguirvi, ma sarò con voi ogni singolo metro che compirete fuori da qui.Voi ricordate questa festa e questa gente. Sono quelli che vi aspettano in ogni città che visiterete. Ora andatevene, ma non scordatevi che state conservando l’ultima idea. Tenetevela stretta.”. Lo sapeva che avrebbe pianto ancora, così si è fermato e li ha guardati partire. Luigi stava in piedi contro l’ alba, verso cui andava il loro furgone. Avevano percorso pochi metri, poi Aziz è sceso e gli ha messo in mano il suo accendino, poi ha detto :”serve più a te che a me”. Tornato sul furgone, Marco è sceso e, senza dire una parola gli mise in testa il suo stano cappello.Sono saltati giù poi Luca e Mara , assieme. Lei gli Ha dato il violino, mentre lui non aveva nulla da dargli, se non un abbraccio.Luigi Ha presoe da parte Mara e le ha chiesto “riuscirai mai a convincerlo che è innamorato di te?”. Lei ha scosso il capo e , con un pugno rivolto al cielo sono tornati sul furgone. Fabio non se la sentiva di scendere, non sarebbe riuscito a risalire. Lo ha chiamato e gli ha tirato la sua pallina preferita, quella che aveva preso anni prima durante un viaggio. Così, fermo contro l’alba, Luigi vide partire dei pezzi della sua vita. Solo quando il furgoncino era troppo lontano per essere visto si è girato e, guardando la luna che stava per sparire, le disse soltanto:”Ci vedremo ancora, io e te.”

 
15 Gennaio 2010

fabbricante di sogni

"Di questi tempi la gente non ha più voglia di immaginare." Così ha esordito il veccchio nel suo discorso.Con un cappottto marrone addosso e seduto comodamente sugli scalini di marmo di una chiesa, fumava la pipa e guardava la gente passare."Una volta ero anche io come loro. Anche io ero un giovane in carriera e, che ci crediate o no ,io ero innamorato. Chi era lei? Ora non è importante. Ora sono solo un veccchio, mi chiamano Il Matto e mi vedono come un cantastorie.Non noti l'ironia? ogni giorno ognuno di loro si ferma e ascolta le storie che racconto. Nessuno mi considera minimamente saggio; se volgiono le perle le chiedono ad un computer. Mi ascoltano, adesso che sono aldulti sono molto più affascinati dalle mie storie di quando erano bambini. Per questo mi ascoltano, Io ho il tempo e la fantasia per inventare i loro sogni." Detto questo si alzò, spense la pipa e si voltò verso un bar. Pima di entrare si voltò e mi dise" spero che tu non debba mai venire ad ascoltarmi, in futuro". "Addio,vecchio matto,che crede di poter costruire i sogni della gente. Spero che loro continuino a credere in te." Pensò il ragazzino, si tirò sù il cappuccio della felpa ,si mise il lettore Mp3 nelle orecchie ed entrò in un negozio mormorando:"però a me non servi."

 
06 Dicembre 2009

Racconto delle occasioni perdute

Prima di tutto una precisazione: ogni riferimento a cose, persone o fatti realmente esistiti è puramente voluto; i protagonisti esistono e si possono toccare con mano. Molto di tutto il resto è fantasia.



Non riusciva a capire, avrebbe potuto averla, poteva legarla a sé con un filo d’oro; ormai l’ aveva conquistata. Eppure se ne era andato. Perché ? questo si chiedeva ormai nelle sue notti racchiuse tra volti, penne e sogni. Non riuscirà mai a capirlo. Ricorda come fosse ieri la sera in cui l’avevea conosciuta.
Era appena arrivato in città, era solo di passaggio, e voleva solo sentire la gente cantare. I suoi vestiti erano esotici e laceri, e si riparava dal freddo con un poncho preso chissà dove, e dalla pioggia,che cadeva fitta quella sera, con uno strano cappello. Si mise fuori da una birreria, masticando un sigaro e suonando con il suo violino delle antiche nenie balcaniche. Il cappello era sempre in testa, non a terra come ci si sarebbe aspettato. Dopo qualche minuto da quando aveva cominciato a suonare si era radunata una discreta folla, per sentirlo suonare;ed in mezzo a quelle facce c’era lei, una specie di angelo, angelo che poi avrebbe scoperto chiamarsi Isa . Fu lei l’ unica a fermarsi dinnanzi a lui quando ebbe finito la sua esibizione e ad offrirli un riparo per la notte. Tutto ciò che Isa volle in pagamento era un’ ultima giga. Lui fu ben lieto di donargliela. Quando poi cominciarono a parlare Lei gli narrò di luoghi fantastici, mentre lui descriveva il chapas, le ande , ed i loro popoli. Allora era sua. Avrebbe potuto fermarsi, ed avrebbe vissuto felice, fra i sogni di isa ed i suoi ricordi. Ma lui, quello che non dicva mai il proprio nome ed era conosciuto solo come “lo straniero” o “quello con il cappello”, decise di non fermarsi e le disse:”Raccontami la tua storia:” “quale storia? “ fu la risposta di Isa; “Ognuno ha una storia , da raccontare . Vorrei sentire la tua.” Allora lei cominciò a raccontare, e parlò per ore ed ore di una bambina che non voleva diventare donna. Lui notò un sospiro di sollievo mentre lei pronunciava la frase :”ed ora sono qui” . Era chiaro che la sua storia era finita.
Dopo un altro caffè, Isa gli chiese:”e la tua storia? Vuoi raccontarmela?” Lui rispose, con gli occhi persi nel buio che distendeva fuori dalla finestra:”Io? Raccolgo storie, e cambio il finale.”. Prese il cappello, e le lasciò il violino. Da allora continua a viaggiare, sempre con il suo strano cappello in testa , senza dire il proprio nome e senza più un violino. Non  la dimenticherà mai, ma non tornerà più in quella città. Non fino a quando lui non saràpronto ad appoggiare il proprio cappello, ma dubita che lei lo stia ancora aspettando.

 
24 Novembre 2009

titolo nuovo diario

Mi senti? Sono il sussurro del silenzo. Forse ti sei dimenticato di me, ma volevo soltanto dirti una cosa; e te la posso dire perchè sono la polevere nel vento, la stella dei cieli del nord,.Volevo ricordarti solo che io ti aspetterò per sempre.

 
19 Novembre 2009

pensieri nella nebbia

L a nebbia mi separa da tutto e da tutti, e riesce a riportami in condizioni passate e dimenticate. Sto fermo e mi guardo attorno, ma vicino a me c'è solo il nulla. Sono un anziano , anzi una vecchio ed un bambino nello stesso istante e cerco in questo nulla con la curiosità che viene dalla mia stessa saggezza di anziano bimbo curioso.
In tutto questo bianchissimo nulla, vedo stagliarsi lontano la sagoma di un oggetto, Piccolo sole, che subito comincia a giocare tra le mie mani. Ora piove, e catturo una goccia di pioggia, spero di poterla addomesticare, come ho già fatto con il sole, ma questa è riluttante e comincia tardi a muoversi  di moviventi maliconici e lenti; è questa la sua natura, in fondo è una lacrima che ho preso dal cielo. Ora, in mezzo al nulla sono solo con queste due compagnie, e sto bene, ma dalla nebbia entrano nel mio mondo, alcune le vedo solo da lontano, altre si avvicinano danto da permettermi di sentire l'odore della loro pelle. Solo alcuni si fermano per abbastanza tempo da lasciarsi conoscere, ognuno con un modo che riflette la sua anima; lontano ed enigmatico oppure rapido, veloce,un incendio. ce ne sono poi altri, quelli che anche da lontano continueranno a stare con me, che si avvicinano fino a lasciarmi assaporare le loro emozioni, fino a sentire il gusto dei loro pensieri. Ancora di meno, rare fino al punto di credere di averle solo sognate, sono le persone su cui ho potuto appoggiarmi, quelle che mi hanno fatto assaggiare le loro lagrime più amare, dicendo che riuscivo a farle diventare dolci e che  hanno lasciato nutrirmi dei misteri che trovavo seppelliti nel loro cuore, dicendo che per me ci sarà sempre spazio nel loro cuore. Hanno chiamato questo in molti modi.Non ho la pretesa di definirlo, non immerso nella nebbia;non ora. per il momento mi godo Piccolo sole e Lacrime di cielo, nel miracolo di questa nebbia che, sola, rende indistinguibili giorno e notte, privandomi di ogni riferimento.






Ora non rieco più a separare i sogni dalla realtà. Mi comporterò di conseguenza.

 
10 Novembre 2009

5.40 a.m.

Alone with the seagulls
in the city asleep,
I've lost any tideness.

The mounts on my back
still silently,and the sea
I'm fronting dance in
unexpected new shapes.

All seems to asking me if
I finally stopped to run
away from home

 
08 Novembre 2009

io e charlie

Avrò un senso dell' umorismo strano ma, a me Charlie non fa sorridere. Alla faccia di coloro che si baciano, o si muovo in giro come scienziati. Se ssento quell' odore io corro subito, ma poi non rido.

 
01 Novembre 2009

canto al fantasma dell' agosto che fù

aggredito da ricordi e sentimenti
il mio spirito cerca lo slancio migliore
per non rimanere silente
guardando gli altri presi nella trappola dell' amore.

E mi chudo in una bolla
ove l'uomo non conta  più nulla

                             

                                                    a Sasha

 
17 Ottobre 2009

viaggio

Il treno corre ed attraversa la mia terra, una terra già martoriata dalle guerre come una lama , metre la carrozza mi culla. Anche le rocce sono spoglie, come lo sono io e dal finestrino entra un freddo pungente, mentre rischio di rovinarmi il nervo acustico ascoltando musica a tutto volume. Sono in compagnia, con tante altre persone ma, per chi mi guarda, sembro essere da solo; e mi lascio investire dai ricordi. D’ improvviso la ferrovia diventa un’autostrada, e la carrozza è una macchina carica all’inverosimile. La mia meta non è  più importante, ora è un campeggio nella borsa non ci sono più vestiti, ma abiti medievali. Chi mi è vicino si trasforma, ed un ragazzino che non la smette più di parlare e  gesticolare diventa una delle persone che nel peggio mi sono state vicine e poi un’ attore, che pur di vivere si finge cavaliere.Una vecchia signora non la smette di urlare, e la vedo chiusa nelle prigioni, con la colpa di cercare la figlia. Ultimo nella carrozza è un ragazzino, che segue una donna; la potente strega. Li vedo e capisco che solo la loro presenza riuscirà a cambiare il corso di questo viaggio. Il treno si ferma; sono arrivato. Scendendo vedo tre figuri, tre frati che non la smettono di importunare la gente e una povera donna che continua ossessivamente a cercare suo figlio. Egli è vicino a lei,un mendicante che chiede la carità, ma sotto gli stracci, si può vedere ancora lo sguardo fiero, o sguardo di un guerriero. Esco dalla stazione e si mette a piovere; l’acqua sembra volere annegare ogni cosa, ma oggi non riuscirà a fare altro che rinfrescarmi.All’ angolo della strada ci sono due baldracche, anzi due bambine che non esitano a danzare non appena si sente qualche nota.Vicino a loro una terza ed una quarta, ma hanno qualche cosa di ambiguo, di non meglio definibile.Una di loro sarà poi mia moglie;o meglio sarà moglie di una guardia, orribilmente stonata che ora si trova, assieme a quello che ha tutta l’aria di essere un monsignore al tavolo di un bar , mentre il vecchio campanaro porta loro da bere.Stanno cantando; anzi, stanno cercando di far cantare decentemente la guardia; ma non credo ci riusciranno. Passo oltre spedito e vedo lungo la strada una ragazza, una donna vestita da guerriera, che mi dice di essere scappata in guerra, pur di trovare un minimo di sollievo.Mi fermo ad ascoltarla per u poco, poi mi faccio trascinare dal vento che mi porta fino a casa, davanti alla quale vedo due volti mascherati,uno armato di tamburo e l’altro di fiamme, che,tra un’ acrobazia e l’altra, mi dicono di volermi raccontare la stoia di un certo Nicolas. Non è più tempo per starli a sentire, entro in casa. Devo convincermi che oramai è passato il tempo delle danze, delle notti insonni, delle tende, del vino speziato e di quello mielato. Questo è il momento per vivere da adulti, nel presente e nella realtà; almeno fino a quando non sentirò di nuovo i tamburi e il ciambellano griderà di nuovo:” totus nostrum tempus est jocundus!”

 
19 Settembre 2009

il perduto e dannato

 

Kristoff Verse era sempre stata una persona insignificante, una di quelle che vengono salutate e subito dopo, ignorate e dimenticate. Non era stato mai ritenuto degno di qualcosa di meglio della sua vita, diviso tra camere di albergo pidocchiose e pub di periferia, con il loro odore di fumo ed alcol. Non viveva, si lasciava galleggire, assieme al resto della gente persa che vive fuori dalla città. 

Un giorno cambiò ogni cosa, la vide in uno degli infiniti autogrill che lui ormai chiamava per nome, come fossero suoi fratelli, mentre guardava dubbiosa i cd esposti . Ricorda di non averle minimamente gardato né il seno né, tanto meno il sedere; molto strano da parte sua. Quello che attirò la sua attenzione erano i suoi capelli: seta marrone e nera, con riflessi a volte oro brunito ed a volte quasi blu che contrastavano con la pelle bianchissima di quella donna. Le si avvicinò per parlarle, anche se sapeva che non gli avrebbe mai rivolto la parola e vide i suoi occhi,degli occhi che, ne era convinto, avrebbero da soli potuto conquistare degli imperi. Con suo sommo stupore, fù la ragazza misteriosa a parlare per prima: Cosa ne pensi di questo? gli disse,mentre gli sventolava sotto il naso un disco di Tiziano Ferro.Non lo sopportava. Sfoggiando il massimo del tatto che gli era possibile le consigliò di ascoltare La lunga notte, un disco che, un po' come lui puzzava di terra ed alcol, di salmi e bestemmie. Un disco che lui ha sempre ritenuto un crocevia e che, a suo tempo aveva comprato a Verona ovest, un altro autogrill.Continuarono a parlare, poi la portò con sé in un motel, uno dei meno sqallidi che conosceva ma, lungo la tangenziale, i posti si somigliano tutti. Parlarono e bevvero, poi parlarono ancora e , infine Kristoff la ebbe tutta per sé.Trascorsi quegli attimi di sudore, passione e sesso la guardò; bella come non mai, mentre, ancora sudata si crogiolava negli ultimi istanti di calore di quel letto. La guardò e capì che non poteva possederla; non sul serio. Così, si accese una sigaretta, riempì altri due bicchieri di wisky e, dopo che l' alcol aveva fatto effetto la strinse in un abbraccio, che durò fino a quando non fù sicuro che lei non respirava più. Poi scese nella hall , pagò quanto dovuto e se ne andò. Il giorno dopo non si stupì di essere arrestato, ed i volti che prima lo schivavano indifferenti ora lo puntavano con odio. Il breve tratto che doveva percorrere a piedi dalla pantera all' ingresso del carcere fù il momento più bello della sua vita. Ora tutti lo ritenevano importante e responsabile. Questa è la dichiarazione che il mio assitito ha rilasciato durante il primo interrogatorio. Ora, di fronte a questo tribunale io chiedo di ritenere l' imputato non capace di intendere e di vol... STA' ZITTO. Io,Kristoff Verse, disse, non sono mai stato pazzo, e sì, ho ucciso quella donna nel pieno delle mie facoltà, fisiche e mentali.Non ho rimorso per quanto ho fatto ma ho intenzione i pagare quanto devo, però vorrei esere informato riguardo quello che la gente pensa di me. Gli fu concesso. E ieri, dopo alcuni anni in cui non si è sentito parlare di Kristoff Verse quell' uomo è stato trovato impiccato nella sua cella. Non si capiscono le ragioni del suo estremo atto; soprattutto dato che, negli anni di detenzione, non aveva mai dato segni di squilibrio e quella sarebbe stata la sua ultima notte di carcere. Oggi la prima pagina del corriere intitola: Assassino si suicida a poche ore dalla sua liberazione. 

I secondini, le persone che avevano imparato a conoscerlo,dicono che ha avuto quello che cercava.


 

 
08 Luglio 2009

Wonderland

 

Bel posto, clima mite, gente simpatica.Ha anche un nome da fare inidia:Il Paese delle Meraviglie. Non il paese dei balocchi, non il paese del divertimento, non dello stupore.

Delle M E R A V I G L I E. Qua non ci si stupisce per nulla. Tutto è possibile, basta

immaginarlo.Cara Alice non avermene , ma puoi pure tenertelo.Non è roba per me. Sono il terrore di posti di quel tipo e,dopo il mio passaggio cambiano sempre. Ti ricordi quelle rose nel giardino reale? Non ci sono più.Le ho bruciate mentre la vernice rossa era ancora fresca. Sono io quello che ha ha rotto tutti i fenicotteri da crickett e il bruco non l'ha presa per niente bene quando glio ho fregato il narghilè(dimenticavo l'erba che fumava faceva davvero schifo).La regina di cuori è ancora nera, dopo che ho strappato il suo re, ma non ha osato alzare nemmeno un dito contro la mia persona; i pazzi non si uccidono,questo diceva. Laagiù però c'è anche chi mi apprezza, le bestie come me. Chiedilo pure a quel gand' uomo del cappellaio, ora ha un sacco di clienti, tutti vogliono un cappello come il mio.Ho discusso di poesia con Hupty Dumpty e ho trovato la verità in ciò che lui non capiva, ralizzando il suo desiderio.L'ho portato di fronte al re e, per la gioia di molti ,l'ho mangiato in un sol boccone.La regina bianca mi chiama agente del caos, ma non sono io quello; a me basta cercare la dissonanza in ciò che è bello,l'urlo gracchiante nei cori. I potenti mi odiano, i ceti medi nutrono nei miei confronti un sentimento che è un misto tra timore e schifo.I pveracci, quelli mi danno soddisfazione, mi hanno capito; e ridono che sono stato proprio io, uno di loro, ha far piangere un gatto del Chelshire. Io me ne sono andato, dietro a me anarchia, distruzione ed orgoglio; sono arrivato qua, dove tu non sognerai nemmeno nei tuoi incubi più terribili, e finalmente mi sento a casa. Sono diverso da te, non mi serve un grillo per sentire sollievo.Chiamami pure cinico, ma la danza degli uomini vuoti,che scandisce il mio tempo, può essere deleteria per qualcuno e la terra desolata, con i suoi tuberi secchi, mifa sentire a casa:

Dove ogni cosa,come me ,Brucia.

 
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